Vaarwel Tommeke

Non è un paese per vecchi. Sembra questo il verdetto della Paris-Roubaix di oggi: Boonen, all’ultima gara in carriera, manca l’appuntamento tanto annunciato con la leggenda. La Roubaix non si lascia domare, come prima avevano rifiutato di farsi mettere al guinzaglio altri monumenti – nel giorno del ritiro di altre leggende del passato. Che si tratti di Mondiali, come per Bettini, o della San Remo per Freire, o del Giro delle Fiandre per Cancellara solo per citarne alcuni, l’appuntamento annunciato con la gloria, con giornalisti e sponsor con i flash delle macchine fotografiche pronti al traguardo ad immortalare l’ingresso dell’atleta nel Valhalla della leggenda sportiva. Solo che poi no, verrebbe da dire. Tom-Tom l’appuntamento con la leggenda assoluta (diciamocelo, Boonen entra per direttissima nella Hall of Fame dei nostri cuori ciclistici) l’ha perso l’anno scorso, quando si ritrovò – si può quasi dire inaspettatamente – a giocarsi la vittoria allo sprint, per farsi battere dal re degli inattesi Matt Hayman.

11a

Il pavé della Roubaix incorona GVA: Greg Van Avermaet vince impeccabilmente e si libera allo stesso tempo del fantasma di “vincere un Monumento”, ritornello che cominciava a stancare noi spettatori informati. La consacrazione di GVA mi ricorda invece quella a cui assistemmo qualche anno fa: mi riferisco a quella dell’idolo Cadel Evans. A praticamente 32 anni, il belga è all’apice della carriera e si ritrova al centro delle attenzioni dei media di tutto il Belgio. Un vero e proprio ritorno del figliol prodigo del ciclismo belga, protagonista già dal 2011 senza mai riuscire a ritagliarsi uno spazio proprio, “tappato” da Tommeke appunto e da Gilbert impegnati a spartirsi vittorie e coccole dei giornalisti di Re Baldovino. Il rischio per lui adesso è di ritrovarsi come sull’hot seat in una crono: sudato a tenere impegnati i media mentre questi vanno alla ricerca del prossimo Tom o Philippe..

a747c22e-fb73-11e6-a781-401509bd65b5_web_scale_0.078125_0.078125__

Greg Van Avermaet ha a dir poco dominato la Campagna del Nord di quest’anno, aggiudicandosi Omloop, Harelbeke, Gent-Wevelgem ed oggi Paris-Roubaix. Tutto ciò, regolando più volte Peter Sagan – altro protagonista di questa prima parte di stagione. A dire il vero, per come viene dipinta la situazione, Sagan sembra il grande sconfitto e verrà “rimandato” alla seconda parte di stagione per “rimediare” a questo “fiasco”. OK, basta abusare di virgolettati vari. Sagan è, mentre scrivo, in testa alla classifica WorldTour, e protagonista di una stagione che per qualunque altro corridore verrebbe considerata di successo. A 27 anni (pro dal 2010 e protagonista di primo piano già dal 2012, con la prospettiva di vederlo in giro fino al 2025) ha corso, corre e correrà con gli occhi di tutti addosso ed i piani di tutti gli altri corridori ad incrociarsi tutti in almeno un punto: corriamogli contro. E lui niente, fa la sua corsa e arriva 1°, o 2°, o 5°-7°-3°-4° etc.. Se la sua stagione non viene ritenuta positiva, che cosa si dovrebbe dire dei vari Kristoff, Degenkolb, Bouhanni, Cavendish, Greipel, Gaviria solo per citare alcuni dei molti che – al netto di proclami più o meno velati – si ritrovano a questo punto della stagione con un pugno di mosche? Quando sei sempre lì davanti, o le vinci tutte e sei un Cannibale e reincarnazione di Eddy Merckx – o capita che arrivi dietro. E’ come il mostro finale dei videogiochi anni ’80-’90: passi tutto il livello e poi trovi lui. Qualche volta vinci, ma lui è sempre lì.

0

Appurato che Sgasanio non è Merckx, si ritrova comunque mattatore, solo nell’arena mediatica, e quando le sue performance non “gli coprono le spalle” risulta per lo più spocchioso e sbruffone, sopra le righe ed arrogante. Il ragazzo, però, si ritrova sotto una pressione mediatica stile Valentino Rossi dei primi anni 2000: un tardo-adolescente il cui talento trascende il proprio sport, un carisma naturale che catalizza l’attenzione di tutti qualsiasi cosa dica, capace di valicare i confini di nicchia della sua disciplina per affermarsi col grande pubblico, posto alla guida di un carro carico di milioni, su cui tutti vogliono salire ma che non esitano ad usare e abusare quando le cose non funzionano. Mi dispiace Peter, sarà sempre così per un campione come te. Abituati, evita gli atteggiamenti balotelliani e matura coi giornalisti e vediamo chi riuscirà a batterti in futuro. Come per tanti, negli anni, vincere una corsa significava aver battuto Boonen e Cancellara, Bettini e Freire o Gilbert così in futuro (e già oggi, vedi Kwiatkowski o GVA) affermarsi in una corsa vorrà dire aver battuto Peter Sagan.

Valverde2016Vuelta-800x527

Detto questo, l’aggiornamento è finito. Di Valverde che vince tutte le corse a 49 anni, per poi ora vincere tutte le Classiche delle Ardenne, per poi proseguire centrando l’accoppiata Giro & Tour preferisco non parlarne, mi godo Roglic fenomeno e concludo con una riflessione in parallelo a quanto detto su Sagan. Un caso simile è quello di Contador. Sontuoso nel modo di interpretare il tramonto della sua carriera, rischia di vedere la propria ode d’amore al ciclismo, il suo modo di correre all’attacco senza troppo pensare a FTP e watt, mal interpretato come fosse invece una tendenza alla sconfitta, come se il battuto fosse lui. E Nibali (e Aru???), allora?

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s