Giro 100!

Il Giro è finito da pochi giorni e, per tenermi sveglio in queste notti di turni strani, mi lancio in un aggiornamento: piatto forte il Giro, la corsa più dura nel Paese più bello

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Cominciamo dal Giro 100. Considerazioni in ordine sparso:

  • L’organizzazione

Lodi e critiche per gli organizzatori del Giro. Le lodi, soprattutto per il lavoro fatto ‘intorno’ alla Corsa Rosa: gli sforzi per ammodernarne l’immagine e renderla più internazionale ed attraente vanno riconosciuti – hanno partecipato ‘grandi nomi‘, il Giro è passato più o meno per tutta Italia (anche con la fortuna di beccare 3 settimane consecutive di sole..!), la nuova grafica del sito, dell’app e delle sovrimpressioni televisive era ottima (addirittura includeva watt, cadenza, battiti e velocità dei corridori, in tempo reale). Certo, tutto questo ha avuto un prezzo, e qui passiamo alle critiche: gli inviti distribuiti ‘a pagamento’ si sono tradotti nell’avere squadre Professional impreparate e che hanno scarsamente (o negativamente..) contribuito allo spettacolo in strada, chiudendo a 0 (zero!) vittorie. Il percorso è stato criticato da più parti: “tappe ne carne ne pesce”, “poche montagne”, “troppo duro”, “gnegnegne“. Secondo me (poi, dite la vostra) spettacolo se n’è anche visto, certo da tradizionalista mi piace l’arrivo in salita più che l’arrivo dopo 10 km di piano dopo lo scollinamento (emblematica la 20esima tappa, davvero non-sense…) ma in generale la corsa la fanno i corridori… Frase fatta ma veritiera, il che mi porta al prossimo punto

  •  Squadre & DS

Voto bassino per quel che mi riguarda. Prima settimana (abbondante) praticamente annullata, corsa dal pelotòn ad un ritmo a metà fra la marcia funebre e la sgambata defaticante, una parata che si interrompeva a poca distanza dall’arrivo (e più di una volta le ammiraglie han sbagliato a fare i conti km vs distacco della fuga perdendosi così la volata ). Molte volte la tappa è stata anestetizzata lasciando andare la fuga. Boh… In generale, l’ansia di spendere meno energie degli altri ha pesantemente condizionato la corsa, a discapito dello spettacolo offerto.

  • Nibali

Non si può non amare Nibali, non fosse altro per questo:

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godo ancora oggi quando ripenso a questa tappa

Le gioie che ha regalato agli appassionati di ciclismo italiani non le regalava nessuno dai tempi di Bugno, e il suo palmarès parla per lui (4 GT vinti, tripla corona, 9 podi nei GT, 2 tricolori e 1 monumento sono numeri da Hall of Fame del ciclismo). Sembra che, con i 33 anni che compierà a Novembre, abbia imboccato il viale del tramonto, e che in questa fase calante della sua carriera il fisico non riesca più a seguire la mente (attacca come ha sempre fatto, ma spesso ha fatto la figura del fagiano…). Concentrando tutte le energie in un singolo giorno, è ancora capace di dominare in salita e vincere tappe come quella del Mortirolo + doppio Stelvio (e che tappa!) dando una lezione di ciclismo a tutto il gruppo, ma la resistenza allo sforzo di 3 settimane contro avversari più giovani e freschi sembra non averlo già più nelle gambe. A conti fatti, Nibali il Giro lo ha perso in salita: nelle 2 crono si è difeso molto bene da un fenomeno come Dumoulin, ma se poi paghi 36″ sul Blockhaus e 40″ a Oropa da uno che pesa 8-9 kg più di te, è normale che il Giro non lo vinci. La sua Barhein Merida ha corso (per me inaspettatamente) bene, in particolare Pellizzotti che io (come molti altri) davo per morto. Visconti e il suo modo di correre restano un mistero, ma vabbeh rinuncio a capirci qualcosa… Concludo l’argomento Nibali con una domanda: dato che gli rimangono non tantissimi anni di carriera (3-4?) e che i contendenti per i GT futuri sono tutti giovani, forti e agguerriti, forse non sarebbe il caso se Vincenzo si concentrasse maggiormente sulle corse di un giorno? Con un Lombardia già in bacheca (e le capacità di vincerne ancora), potrebbe puntare alla conquista di una Liegi, e di altre corse di un giorno… no?

  • Quintana 

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belin, ride pure!

Non si può non amare Quintana, pure. Fenomeno assoluto, corridore in grado di andare a podio in 3 grandi giri diversi consecutivi (secondo al Tour ’16, vincitore alla Vuelta ’16, secondo al Giro ’17 – ci erano riusciti prima di lui solo Merckx e Hinault, per dire il calibro del colombiano). Domina sul Blockhaus e per il resto ci prova, limitato da una forma che non può essere al top (ha corso piccando in vista del Tour..) e pare sia stato limitato da una febbre malandrina negli ultimi giorni. El Cóndor, idolo in patria nonché a Jelenia Góra, sembrava insomma avere una forma decrescente invece di migliorare con l’andare dei giorni, ma nonostante tutto ha corso con freddezza ed ha chiuso davanti a tutti meno che all’uomo più in forma del Giro, quel Tom Dumoulin con il quale è sorta una polemica – aizzata dai giornali ed ingenuamente raccolta dal neerlandese- che l’indio non ha raccolto ed alla quale si è rivelato superiore:

Cattura

Lo rivedremo e tiferemo sulle strade del Tour de France, grande Nairoman!

  • Tom Dumoulin

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Che dire, ha corso e vinto da padrone. Forte di uno stato di forma superiore, e nonostante una squadra (perso Kelderman frinnato dallo sbirro) assente quando non controproducente, ha preso la Rosa dopo la prima crono e l’ha tenuta fino all’episodio della “discesa in campo” nella tappa dello Stelvio, episodio tragicomico ma che può far parte della corsa. In quell’occasione, Tom ha perso la maglia ma non la testa, dimostrandosi freddo e lucido (nonché in formissima, 5° tempo sulla seconda ascesa allo Stelvio!) limitando al minimo i danni e gestendo i giorni successivi senza cedere alla disperazione. Ha vinto il Giro dandole di santa ragione a tutti a crono, ed ha affrontato le salite con giudizio e consapevolezza dei propri punti deboli, gestendo perfettamente lo sforzo e permettendosi anche qualche scatto. Una spanna sopra tutti.

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trova le differenza (sx Indurain)

Con il potenziale mostrato, e la convinzione che aver vinto il Giro può dargli, dovremo abituarci a vederlo lottare per la conquista di molti GT in futuro, duellando con Quintana soprattutto. Basteranno le sue eccellenti doti di (super)passista-scalatore a battere l’esplosività in salita di Nairoman? Beh, per questa volta sì!

  • Raisport

Ohmmioddioh. Ci vorrebbero campi di rieducazione al giornalismo per la redazione ciclistica di Raisport. Un disastro, un’accozzaglia di banalità e sensazionalismo, in cui sono state risucchiate le (poche) cose buone proposte. La programmazione di contorno assolutamente inguardabile, roba da varietà della domenica, Alessandra De Stefano mi fa venire la scabbia solo a nominarla. In generale, livello bassissimo a 360 gradi. Spiace che a capo di tutto ciò ci sia Auro, boh… Fra i pochi a salvarsi Marco Saligari (vincitore in carriera di tre tappe al Giro d’Italia e del Tour de Suisse 1993): abbiamo imparato ad amare il suo tormentone, PASSO!, con cui conclude ogni suo intervento dalla Tirreno di quest’anno, ma una volta fattoci l’orecchio, ci si accorge che è fra i pochi ad avere qualcosa di sensato da dire. Passo!

  • Tutto il resto

Con tre settimane di corsa appena trascorse, potrei andare avanti ancora (ma si son già fatte quasi le 6 di mattina quindi cerchiamo di stringere).

Nando Gaviria detto Ghévría ha frinnato da campione qual è, portandosi a casa 4 tappe e la Ciclamino alla prima apparizione in un GT. E’ apparso per larghi tratti imbattibile, aiutato da un Richeze in versione Mark Renshaw 2009 e da tutta la Quickstep che ha corso da vero e proprio branco di lupi (menzione anche per Bob Jungels, altro grandissimo fenomeno). Non servono parole, bastano gli occhi

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Bravi anche gli altri velocisti comunque, da Greipel il Gorilla che la sua tappa la vince sempre, a Calebbio piccoletto che però quando ha una linea pulita davanti sembra che abbia il NOS nelle gambe, a Sam Bennet e Kuba Marecko che (meno forti e meno attrezzati degli altri) ci provano in tutte le occasioni.

Landa e la Sky trovano l’ennesima scusa per venire al Giro a non vincere e non convincere: OK, li ha stesi uno sbirro demente, e da lì è andato tutto a carte 48… ma vuoi vedere che, non fosse successo quello ne sarebbe successa un’altra per non riuscire a vincere alla fine..? ‘Boh’ anche per loro.

E questo è quanto, riguardo al Giro. Sicuro ho dimenticato qualcosa, e per scelta non ho parlato di altro. Ecco un video di una mezz’oretta per ricapitolare quanto è successo in questo (bello, dai 🙂 ) Giro 100:

ma poi, il Giro del centenario non era già stato quello del 2009?!? 😛

Niente classifiche di Rivals che Fra ci sta massacrando ha tutti (addirittura tenendo la Rosa per praticamente tutte le tappe del Giro!) ma vi lascio il link e vi invito a dare un’occhiata: http://velo-club.com/login.php

Chiudo con una menzione speciale per due corridori che non erano al Giro d’Italia, ma a quello del Belgio – due giovani ‘nuovi’ fenomeni che in realtà son già in giro da anni e che di potenziale ne hanno da vendere: parlo di Mathieu van der Poel (classe ’95) e Wout Van Aert (’94). Entrambi campionissimi nella loro disciplina principale (il cyclocross, in cui non hanno rivali se non l’un l’altro), si sono infatti tutti e due distinti su strada (e non è la prima volta) al Giro del Belgio. Van Aert ha vinto la crono ed ha concluso 10°, mentre Van der Poel (il mio preferito dei due), ha vinto una tappa battendo in volata Gilbert, per poi pochi giorni dopo partecipare ad una gara di Coppa del Mondo di mountain bike (Albstadt) e chiudere secondo, battuto solo dal campione del Mondo in carica Nino Schurter!

E con questo per ‘sta notte è tutto, tanto ormai albeggia ed ho quasi finito anche per oggi!

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PASSO! 😀

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