il Re e’ nudo! Sommario della stagione 2017

La stagione ciclistica 2017 si e’ rivelata per molti versi eccezionale: cerchiamo di capire insieme il perche’

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HIGHLIGHTS – Fuochi d’artificio sin da inizio stagione: Kwiatkowski, Gilbert, ed ancor piu’ Greg Van Avermaet e Alejandro Valverde dominano il ciclismo d’inizio anno e si spartiscono le classiche primaverili lasciando briciole agli avversari. A farne le spese e’ spesso Peter Sagan, secondo alcuni (per molti?) il piu’ forte (di tutti i tempi?) – ed impazza la polemica, alimentata in parte anche dal suo atteggiamento da refioso con i giornalisti. Corre marcatissimo, com’e’ logico, ma riesce spesso a far partire l’azione decisiva da cui uscira’ il vincitore della corsa (quello che Peterone decide di volta in volta di far vincere, a sua detta). Questo e’ quanto accade alla Milano – Sanremo: nell’edizione piu’ bella degli ultimi anni, Michal Kwiatkowski (gia’ vincitore del Monumentino, la classica belga d’Italia: la Strade Bianche su e giu’ per le crete senesi) regola in una volata al fulmicotone sia Peter Sagan che Julien Alaphilippe, compagni di un’attacco folle e bellissimo sul finale della salita del Poggio:

 

A memoria, quello e’ stato l’attacco vincente piu’ da lontano che io abbia visto alla Classicissima di Primavera: certe  volte basta una classica del genere a rendere una stagione memorabile – e invece e’ solo l’inizio.

 

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L’arrivo trionfale di Kwiatek in Piazza del Palio a Siena, tradizionale arrivo della Strade Bianche, recente ‘Monumentino’ nostrano

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L’azione si sposta in Belgio, ed a comandare sono i padroni di casa: Golden Greg domina, che Sagan lo lasci vincere o no. Perde solo quando Peterone se lo porta giu’:

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< <  SKATAFRON!  > >

La caduta e’ il momento decisivo della Ronde Van Vlandereen ed arriva ai -16 dall’arrivo, metre Sagan, GVA e Oliver Naesen erano all’agguerrito inseguimento di Philippe Gilbert, che stava cercando di resistere in testa dopo essersi involato in fuga a 60km dall’arrivo:

Gilbert riesce a resistere alla rimonta di Van Avermaet e taglia il traguardo a bici sollevata: stiamo assistendo al ciclismo leggendario in diretta TV

Che il Giro delle Fiandre venga deciso da un’azione da lontano gia’ non capita spesso: che capiti nello stesso anno in cui una fuga ha determinato il risultato della Sanremo e’ qualcosa di unico. Stagione gia’ storica: ma e’ tutto qui? Niente affatto.

Giusto il tempo di leccarsi le ferite ed i corridori sono di nuovo in sella: si corre la Parigi-Roubaix a celebrare l’apice della “Settimana Santa” del ciclismo:

Golden Greg si riscatta della delusione della settimana precedente, coronando con una vittoria nel velodromo piu’ prestigioso del Mondo una primavera a dir poco da incorniciare, in cui ha onorato in pieno l’oro olimpico di Rio che simbolicamente porta al collo ad ogni uscita. Regola in volata un gruppetto di altri 4, chiuso egregiamente dall’esordiente Gianni Moscon. Taglia il traguardo 13esimo Tom Boonen, all’ultima gara in carriera.

INTERVALLO:

A proposito di Tornado Tom, prima del proseguio dell’articolo, prendiamoci un attimo per festeggiare con lui la sua gloriosa carriera e celebrarne degnamente il ritiro…

…LEGGENDA

 

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Si rimane in Belgio, in una primavera che va scaldandosi di giorno in giorno – zona Ardenne, pero’. Si inizia come avevamo lasciato: ancora Philippe il Vallone centra il poker di Amstel Gold Race (Ronde-Amstel, altra accoppiata fuori dal comune) riuscendo a vincere la gara e battere ancora Kwiatkowski nonostante una brutta caduta, in cui riporta lesioni ad un rene che lo costringeranno ad un successivo stop alle competizioni. Poi a salire in cattedra e’ un ossuto murciano 37enne – Alejandro Valverde Belmonte soprannominato El Imbatido e Bala si prende la 4a Freccia Vallone consecutiva (5 in totale, record) e la 4a Liegi-Bastogne-Liegi (2a in 3 anni), annientando i rivali come del resto aveva fatto in precedenza in ogni altra occasione in cui aveva corso, in particolare alla Volta a Catalunya e alla Vuelta al Pais Vasco. Valverde ha battuto Alberto Contador in entrambi i casi, con soli 1min e 20″ di distacco complessivo nelle due corse. La stagione spettacolare del Piti sarebbe dovuta continuare al Tour de France, dove pero’ una rovinosa caduta nella crono iniziale lo ha costretto a letto per lungo tempo.

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Si conclude cosi’ la prima parte della stagione, e dalle classiche di primavera si passa al periodo di Grandi Giri.

Si comincia col Grande Giro piu’ bello e piu’ duro di tutti: il Giro d’Italia, ovviamente. Un Giro che inizia sotto l’ombra triste della scomparsa di Michele Scarponi, e a cui Aru – atteso fra i VIP alla partenza – deve rinunciare a seguito di un infortunio al ginocchio. I nomi della vigilia – Quintana, Nibali, Dumoulin, Pinot – scelgono tutti una tattica attendista e a spadroneggiare e’ (come d’abitudine da inizio stagione, in fin dei conti) la Quickstep che fa incetta di tappe ed indossa la Rosa per vari giorni con  gli ottimi giovani Jungels e Gaviria (a dir poco incontenibile).

Ad emergere alla distanza e’ Tom Dumoulin. A discapito di una squadra inferiore ai contendenti e a una terribile crisi intestinale che poteva costargli carissimo ma da cui esce indenne:

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Tom Dumoulin corre il Giro da padrone ed appare inattaccabile in tutte le specialita’ ed in ogni condizione di gara. Appare inerme Quintana, 2o, che aveva iniziato la stagione con il dichiarato obbiettivo di centrare la doppietta Giro-Tour ma chiudera’ secondo senza mai guadagnarsi un match-point pulito, e non riesce ad impensierire l’olandese nemmeno Vincenzo Nibali, 3o, che pure qualche attacco (piu’ o meno convinto) lo aveva portato e che vince sul traguardo della tappa piu’ bella e dura di tutto il Giro, la 16esima tappa con arrivo a Bormio:

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La stagione prosegue e comincia l’ora del Team Sky: come d’usanza, lo squadrone inglese si presenta unito ai nastri di partenza della Grand Boucle e gia’ dal via non c’e’ terremoto o nubifragio che riesca a scalfirne la corazza. Chris Froome, capitano unico sulla strada e punta di diamante, interprete perfetto del programma Sky, vince un Tour noiosetto e mai realmente in discussione. La narrativa e’ tutta per Rigo Uran, secondo a sorpresa, per gli exploit di Barguil in maglia a poix e per le vicende della maglia verde, che va meritatamente a Michael Matthews ma che non ha visto competere Peter Sagan squalificato – fra polemiche infuocate – in seguito ad una caduta:

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Il Tour insomma va in archivio senza sorprese – e senza grosse emozioni. Froome rispetta il pronostico e vince il 4o Tour (3o consecutivo) e la Sky non sembra avere rivali al proprio livello. Quintana, l’avversario piu’ quotato, chiude addirittura in 12esimo posizione, ed Fabio Aru, che lotta fino a conquistare – in maglia tricolore – la maglia gialla, chiude in drastico calo, lontano dal podio.

 

 

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Fabio Aru, qui vittorioso sul traguardo di La Planche des Belles Filles, arrivera’ a comandare la classifica nella 12esima e 13esima tappa

Il dominio Sky si estende – senza apparenti flessioni o segni di stanchezza alcuna – anche alla Vuelta 2017 – la durissima corsa che segna anche l’addio al professionismo di Alberto Contador. Partita senza un padrone dichiarato, la corsa lo trova ben presto in Chris Froome e nel Team Sky appunto, che di nuovo appaiono inattaccabili e riducono gli avversari a mansuete comparse. Anche Nibali, secondo con distacco, non appare mai avere la vittoria a portata di mano. El Pistolero, attardato in classifica a causa di un avvio di Vuelta difficile, vince [da copione…] la durissima tappa regina dell’Angliru con una spettacolare e drammatica fuga da lontano. Matteo Trentin on fire vince tappe a manciate. Froome entra nella storia del ciclismo, centrando una doppietta Tour-Vuelta ancora inedita da quando la Vuelta e’ a fine estate e gia’ si parla della possibilita’ per mettere ancora in fila il successivo Giro, e perche’ no il Tour ’18, da quanto lui e i suoi gregari in nero sembrano tutti imbattibili.

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La stagione si avvia all’epilogo: e’ di nuovo il momento degli uomini da classiche. Il percorso d’avvicinamento al Mondiale in Norvegia sorride agli italiani con Viviani e Ulissi protagonisti, ma a Bergen la musica e’ completamente un’altra:

In Norvegia la corsa e’ stata aperta e ricchissima di emozioni: l’onore della maglia iridata spettera’ anche per la prossima stagione a Peter Sagan, e sara’ la terza consecutiva (record storico a soli 27 anni). Nessuna soddisfazione per l’Italia nonostante una corsa vivace dei corridori azzurri: si finisce con Trentin al quarto posto. Si consolera’ al termine di questa lunga, storica ed emozionante stagione, vincendo in solitaria la Paris – Tour. Un’altra soddisfazione nelle classiche se la togliera’ anche lo Squalo Nibali, vincitore della Classica delle Foglie Morte, che di fatto chiude la stagione professionistica.

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HATTRICK!

 

 

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THE DARK SIDE OF THE FORCE – Una stagione eccezionale, si e’ detto. Appunto, eccezionale: fuori dai canoni, fuori dalla norma. Proprio come fuori dalla norma sono risultati i campioni (A&B) di Chris Froome, il kenyano bianco del [discusso] team Sky.

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Il Re e’ nudo…

La notizia emerge a meta’ Dicembre, a stagione finita ed anzi quando tutti pensavano gia’ alla stagione 2018 – ma risale alla Vuelta. La positivita’ e’ ad una sostanza non inclusa fra quelle dopanti se riscontrata in quantita’ entro i limiti, mentre i valori di Froome sono superiori del doppio di questo limite.

Il Team Sky e’ discusso dalla sua fondazione: ombre circondano Wiggins, Froome e vari membri dello staff della squadra, il loro modo di correre ordinatissimo e pilotato, il metodo d’allenamento marziale e scientifico vengono apertamente criticati per la loro ardita’ e mancanza di spettacolo.

Le chiacchiere stanno a 0. Quanto accaduto segna tutta la stagione ed il ciclismo recente in generale. Il ciclismo degli ultimo 5-6 anni, del ‘nuovo corso’, delle gare finalmente ‘pulite’ decise solo dalle forze degli atleti in gare. Secondo me, utopia. E non nel ciclismo, ma nello sport moderno inteso come professionismo, come business. Vedremo come gestira’ la faccenda l’UCI – fin ora, a dir poco maluccio. Ancora non hanno detto niente di significativo, nemmeno se la vittoria alla Vuelta sia o meno fuori discussione. Vincenzo Nibali si ritrova invece per la seconda volta in carriera ancora sul secondo gradino del podio alla Vuelta, dietro ad un vincitore quanto meno dubbio.

Chris Froome, al di la’ di questa positivita’ da cui lui al momento puo’ ancora uscire riabilitato ma da cui il ciclismo rimarra’ colpito, e’ – nel bene e nel male – il miglior interprete e massimo prodotto della filosofia di casa Sky: avere al via 8-9 corridori al top della forma e dalle caratteristiche simili, compatti intorno ad un capitano possibilmente Brit che sia emerso dai ranghi della squadra e che sia riconosciuto come il principe da tutti gli altri ma che rimanga inferiore alla squadra stessa. Con questo assetto partono per controllare le corse e piegarle ai loro piani ed esigenze, e per raggiungere la posizione di superiorita’ che gli permette di impostare le corse con tale atteggiamento non esitano a ricorrere alla ricerca e allo sviluppo della scienza e della tecnica che  inevitabilmente fanno parte del mondo del ciclismo. Il respiratore di Ventolin rientra nella stessa cultura di marginal gains che contraddistingue da sempre il team Sky: se non e’ espressamente proibito, lo faccio. In passato si era discusso di altri marginal gains relativi alle biciclette o all’abbigliamento ai limiti, ora si parla di altre pratiche nella ‘zona grigia’ del regolamento da parte del Team Sky.

L’uso di medicinali che facilitino la respirazione si incastra sinistramente con un altro celebre marginal gain di scuola Sky reso celebre proprio da Chris Froome: la frequenza di pedalata alta, la celeberrima ‘frullata’. Cerchiamo di vederci chiaro: i watt che mi servono sono sempre quelli ma li posso ottenere in modi diversi. In altre parole, per fare una salita di 12.5km a 25km/h posso scegliere di pedalare col 53-21 o con un 39-16 ma devo comunque sviluppare circa 6 watt per ogni kilo del mio peso, per la durata della salita (circa mezz’ora). Che io lo faccia con una scelta di rapporto piuttosto che un’altra non incide sul tempo: incide sulla frequenza di pedalata. Se scelgo quell’ipotetico 53-21, pedalo per forza di cose a 50-60 ripetizioni al minuto: il rapporto duro garantisce un wattaggio alto ma la pendenza non permette di pedalare ad alta frequenza. Se vado col 39-16 invece, per raggiungere gli ipotetici 6w/kg che mi servono per salire alla velocita’ giusta devo pedalare piu’ volte: molte di piu’ infatti, anche piu’ di 120 volte al minuto. Questo e’ il ragionamento piu’ vecchio del ciclismo ed e’ molto semplice da capire: pedala piu’ volte che puoi con un rapporto piu’ duro degli altri e arrivi per primo. Ma non e’ cosi’ semplice.

La differenza fra salire duro e salire agile e’ sempre stata chiara, solo che la logica prevalente storicamente e’ stata quella della forza: per battere gli altri si usavano rapporti durissimi spinti da gambe d’acciaio a cadenze estenuanti, anche fin sotto le 30/min. Fino a quando, negli anni ’80, nel tentativo poi fruttuoso di stabilire il record dell’ora, Francesco Moser non incluse nel proprio staff un noto ematologo e medico sportivo, il dottor Conconi. Questo binomio permise di studiare i dettagli dello sforzo e i risultati cominciarono a cambiare il modo di correre le gare. Si identifico’ una relazione fra frequenza di pedalata ed affaticamento muscolare, e nel professionismo molti iniziarono ad adottare uno stile piu’ agile in salita e a crono. Un ulteriore passo avanti poi venne fatto con Armstrong che vinse i suoi famigerati 7 Tour sempre ‘ad alta cadenza’. Dietro le quinte, nell’ombra, vegliava il dottor Ferrari, specialista in ematologia e allievo di… Francesco Conconi. Salire in super-agilita’ consente di ‘risparmiare’ i muscoli, e di pedalare ‘col cuore’: ad andare in sofferenza infatti, a certe frequenze, e’ il sistema cardio-respiratorio. Questo permette di ripartire il giorno dopo con le gambe piu’ fresche. Permette ai corridori di aver bisogno di meno muscoli e di poter essere piu’ leggeri.

Anche il fatto che il doping si sia sviluppato piu’ sul piano ematico rispetto a quello muscolare dipende dai vantaggi della pedalata in super-agilita’.

Spin to win. Questo e’ il motto in casa Sky: frulla per vincere. La teoria che la frequenza di pedalata alta arrechi vantaggi sostanziosi viene presa dalla Sky, e potenziata al massimo livello consentito da soldi e ricerca. Le bici cominciano a montare guarniture compact, 50-34 come corone all’anteriore, contro il tradizionale 53-39: fino a poco tempo prima, anche fra gli amatori ci si vergognava ad ammetterne l’uso. Arrivano a proporre combinazioni anteriore/posteriore con rapporti in salita come il 34-32 (con un rapporto cosi’, la ruota compie circa una rivoluzione per pedalata, quasi a vuoto) o anche piu’ agili e guarniture ovoidali per azzerare i punti morti, spinti a 130-140 rpm per svariati minuti consecutivi. Numeri da funamboli, roba da cadere dal sellino a provarci. Certo che bisogna respirare al meglio per sperare di farcela. Certo che la tentazione del marginal gain, dell’aiutino del dottore, sia dietro l’angolo.

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La speranza e’ che la faccenda venga chiarita definitivamente prima dell’inizio della stagione. O almeno, ci auguriamo tutti che accada.

 

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E con gli auguri di buon anno chiudo questo articolo di fine stagione 2017 che arriva a 2 settimane dall’inizio di quella 2018 🙂 Buon ciclismo a tutti!

 

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