Fenomenologia di Peter Sagan

10 marzo 2010. Si corre la terza tappa della Parigi Nizza, 208 km fra Saint-Junien ed Aurillac. Giornata fredda e soleggiata – tappa mossa e ad arrivare è un gruppetto di 6. I sei sono: Contador, Tony Martin, Jens Voight, Roche, Joaquin Rodriguez che vengono battuti da… Un ragazzo slovacco poco più che vent’enne alla prima vittoria fra i professionisti. Nella stessa corsa vestirà anche la maglia di leader, dopo aver vinto staccando il gruppo in volata. E’ cominciata ufficialmente l’era di Peter Sagan.

6

Il 2010 appartiene ad un’altra era ciclistica, possiamo dire. Da allora, si sono corse 42 classiche monumento, e dei grandi campioni delle corse di allora, oggi solo Gilbert resta ancora protagonista. Le bici non sono più le stesse, il modo di correre è cambiato, gli allenamenti sono diversi.

Il 2010 è l’anno in cui Cancellara si guadagnava un posto nella leggenda, completando la doppietta Fiandre-Roubaix (con 2 attacchi indimenticabili, indelebili nella memoria degli appassionati) schiantando il Re delle Pietre – Tom Boonen (che di queste doppiette ne ha collezionate 2).

 

 

Indimenticabile: 50 dall’arrivo, fase di studio, Boonen beve e all’improvviso, Cancellara non scatta ma accelera e se ne va da solo in fuga. Sopra, Tom Boonen che guida l’inseguimento

Fast-forward al giorno d’oggi. Vigilia della Parigi Roubaix 2018. Tutti contro Peter Sagan, Peter Sagan contro tutti. Il ragazzo di Žilina ha 28 anni, e ha rispettato le premesse: è un campione affermato. Ha vinto 103 corse, fra cui 8 tappe al Tour (5 maglie verdi consecutive). Ha vinto 15 tappe al Tour de Suisse e 16 al Tour de California. Ha vinto 3 mondiali. Consecutivamente. Ha fatto sue 3 Gent-Wevelgem, e 2 GP Quebec. Ha partecipato a 24 classiche monumento, vincendone una (Fiandre ’16) e finendo 12 volte nei 10.

633ebd14365a294fc38b6d65bb4aaf6a
 

Larger than life

 

 

 

In questi 8 anni, abbiamo assistito ad una vera e propria Saganeide. E abbiamo ammirato, ci siamo gasati, abbiamo riso, abbiamo chiuso un occhio su alcuni atteggiamenti, poi abbiamo riso ancora, poi criticato – ma tollerato, poi (e poi, e poi ancora) ci siamo gasati di nuovo, e quanto, spettatori ammaliati da cotanto spettacolo. In questi anni però Peto è di ventato più grande del ciclismo, e di recente Peter Sagan sembra diventato più grande di sé stesso. Vive con i microfoni dei media perennemente intorno, e se l’anno scorso sembrava quasi aggressivo coi giornalisti, quest’anno invece sembra stanco. Stiamo assistendo alla trasformazione di Sagan in “personaggio negativo” – in antagonista.

L’anno scorso schiumava finendo dietro a Van Avermaet in tutte le corse. Succede di trovare un avversario in stato di grazia. Quest’anno Golden Greg corre per lo più “col cappotto” e non sembra averne come un anno fa – Ma Peter deve fare i conti con la Quickstep in formato “valanga”. Nessuna squadra ha modo di contrastare lo strapotere del Wolfpack quest’anno. Stanno vincendo tutti, in tutte le corse. Liberatisi del “tappo” creato da Tom Boonen al crepuscolo della sua carriera, il “capitano di giornata” è quello che ne ha di volta in volta di più e va, mentre automaticamente la squadra lavora per lui come un sol uomo. La BMC è stata annichilita, le altre non le nomino nemmeno. Solo alla Sanremo e alla Gent-Wevelgem (in entrambi i casi, il capitano in Quickstep era stato designato prima della partenza) c’è stata gloria per gli altri. [A questo imputo le lacrime di Viviani – non tanto e non solo la delusione per la sconfitta, ma per non aver vinto con questa Quickstep a disposizione…]

924064394
 

Collezione Primavera 2018, i cappotti di Golden Greg

 

Il problema di Sagan è il fatto che sia unanimente riconosciuto (colleghi inclusi) come un fenomeno, e la sovresposizione mediatica. Come detto, vive con un microfono sotto al naso, e tutti lo guardano in tutte le corse per tutta la corsa. Gli si rimprovera di ‘parlare troppo’ ma sono sempre tutti lì che lo cercano. Negli anni, nelle interviste, Peter Sagan non ha mai dato risposte ‘da audiolibro’: ha sempre rifiutato il discorsetto preconfezionato ed ha spesso provato a dire la sua. Lo intervistano per lo più in italiano ed ora sempre più spesso in inglese. La prima non è la sua lingua madre, la seconda è una lingua in cui comunica ma non padroneggia. Questo contribuisce ad aumentare malintesi, e comunque crea stress e tensione. Il problema, è che sembra aver cominciato a prendersi sul serio quando parla coi giornalisti: ha smesso di essere un “Peter Sagan relativo” per tramutarsi in un “assoluto”. Come il picassiano “periodo blu”, Sagan sta vivendo il periodo bianco/nero.

659f90077a55c33569c363067d74b486
 

Di Merckx ce n’è uno.

 

Il suo difetto più grande? Non è un cannibale.

La critica ed i fans (e lui stesso) lo riconoscono come un fenomeno di quel livello, ma ha mostrato in più occasioni di non appartenere a quell’etnia. Non è alieno, è umano. Perde quando potrebbe vincere. Potrebbe. Ci arriva vicino nella maggioranza dei casi. E microfoni tutt’intorno, e articoli che escono alla velocità di internet. Sportivamente, non è un Dio – e glielo si rimprovera. Non è la Quickstep che annichilisce la concorrenza, è Sagan a perdere, e allora imbocchiamogli le domande, tanto poi riportiamo solo le risposte.

Certo, la soluzione sarebbe semplice: silenzio e pedalare. Ma il personaggio ormai è fuori controllo, anche di Peter Sagan stesso (di nuovo, è cresciuto così tanto da diventare più grande di sé…) e fermare quest’inerzia non sarà facile per lui, se del tutto possibile. Ad un ragazzo di Žilina vengono fatti firmare contratti da Montecarlo, a cui corrispondono obblighi non solo in corsa, e bisogna rispettarli. Non si può più evitare l’esposizione mediatica. Non si può andare in ferie da sé stessi.

C’è materiale per far diventare Peter Sagan un heel, un ‘bad boy’ stile wrestling.

Grande, grosso e cattivo. ‘Non vince mai e si lagna’, in un periodo ha vinto “solo” una Gent-Wevelgem (roba che corridori normali ci costruiscono non solo una stagione, ma una carriera). ‘Neanche quest’anno ha vinto un Monumento‘ come se vincerne 2 o 3 all’anno fosse cosa comune. Boonen ha chiuso 9 stagioni senza vincere un monumento,  Cancellara 7, Gilbert 10.

sagan-132-1024x450

Quindi: non possiamo aspettarci che Peter Sagan risolva questa situazione (è più grande di lui), e nemmeno che i media la smettano (troppi click in ballo…). Se una pubblicità non la guardi, smettono di trasmetterla – La soluzione potrebbe venire dal pubblico: gli appassionati veri di ciclismo già sono nauseati da questa continua polemica, chissà ci arrivasse anche il pubblico di massa – forse così si riuscirebbe ad influenzare i contenuti mediatici che ci vengono proposti.

Agli appassionati non resta che aspettare e vedere, e nel frattempo possibilmente ‘isolarsi’ e godersi le gare (che senza Sagan, sarebbero così più noiose…) ed interpretare le tattiche (che poi la Quickstep le correva uguali nel 2015, e ne metteva regolarmente 3 nei primi 5 senza vincerne una…), e studiare il ciclismo, e guardare il ciclismo, e parlare di ciclismo e vivere di ciclismo.

…A cominciare già dalla Parigi Roubaix di domani…

 

 

 

 

 

One thought on “Fenomenologia di Peter Sagan

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s