I Mondiali di Ciclismo – un approfondimento

Per chi ama il ciclismo come lo amiamo noi, tutte le gare sono belle ed appassionanti, e ci si esalta seguendo il Trofeo Laigueglia allo stesso modo in cui ci si commuove seguendo la tappa regina del Tour de France.

Certo, poi ci sono alcuni appuntamenti segnati in rosso sul calendario: la Sanremo, la Ronde van Vlaanderen, la tappa regina del Giro d’Italia… ed i Mondiali.

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San Cristóbal, Venezuela, 4 settembre 1977. Francesco Moser batte il tedesco Thurau, aggiudicandosi in una volata a due il titolo mondiale. Eddy Merckx, tre volte campione del mondo, tagliò il traguardo per ultimo . Su ottantanove partenti, solo trentatré conclusero la prova. L’anno seguente, il trentino avrebbe vinto la sua prima Roubaix (su tre, consecutive) in maglia iridata.

LA STORIA

Il primo campionato del mondo, riservato ai soli corridori dilettanti, si svolse nel 1921 a Copenaghen, con il successo dello svedese Gunnar Sköld. Bisogna aspettare 2 anni per arrivare al primo successo azzurro:  nel 1923 a Zurigo a vincere è il milanese Libero Ferrario.

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Libero Ferrario in maglia iridata, che conquistò a 22 anni. Di lui si narrano alcune imprese semi-mitologiche – come quando, ancora diciassettenne, riuscì a domare a mani nude un bue inferocito per le viuzze del paese natio, Parabiago. Morì di tisi nel 1930, a 29 anni non ancora compiuti.
A Parabiago viene ancora ricordato: lo stadio comunale porta il suo nome e vi è un traguardo volante della Coppa Bernocchi a lui intitolato.

Nel 1927 venne istituito il Campionato del Mondo in un formato più simile a quello che conosciamo noi: per la prima volta vennero ammessi i professionisti e venne riservata una categoria dilettanti. Fu stabilita la cadenza annuale della gara, in prova unica (ma  con classifiche dedicate) in linea, con l’eccezione del 1931 quando invece si corse a cronometro. Quell’edizione si svolse su un percorso di 170 km (centosettanta chilometri, a crono!) e l’Italia vinse l’oro fra i professionisti, con Learco Guerra capace d’infliggere oltre 4 minuti di distacco al secondo, e l’argento fra i dilettanti, con il ligure Giuseppe Olmo, di Celle Ligure. Oggi Olmo è famoso soprattutto come costruttore (vicino alla stazione di Celle è ancora aperto il negozio principale di questa marca di biciclette): in carriera, oltre questo argento mondiale, vinse una Milano-Sanremo e la medaglia d’oro olimpica nel 1932 nella cronosquadre. Solo diciassette corridori presero parte a quel Mondiale, e in tredici la conclusero.

Tornando alla prima edizione per professionisti del 1927, la prova si svolse nell’autodromo del Nürburgring in Germania e vide il trionfo della squadra italiana che piazzò quattro corridori ai primi quattro posti (Binda, Girardengo, Piemontesi e Belloni).

Nel 1958 venne istituito anche il campionato del mondo femminile, per la sola categoria dilettanti (perché un’attività professionistica femminile non esisteva, la categoria élite femminile sarebbe stata introdotta solo nel 1994).

Nel 1962 venne introdotta anche una gara a squadre, da disputarsi a cronometro a squadre, composte da quattro corridori, sulla distanza di 100 km, riservata alla categoria Dilettanti; dal 1987 si disputò anche l’analoga gara femminile sulla distanza di 50 km.

Nel 1972 fu deciso che la prova maschile di ciclismo su strada, presente nel programma delle Olimpiadi fin dalla prima edizione di Atene 1896 (e riservata ai dilettanti), sarebbe valsa anche da titolo mondiale di categoria: di conseguenza, negli anni olimpici non si sarebbe più inserita nel programma mondiale la prova riservata appunto ai dilettanti. Lo stesso si fece per la prova femminile che però entrò nel programma olimpico solo nel 1984. Questo stato di cose durò fino all’Olimpiade del 1992: dal 1996 la corsa olimpica è aperta anche ai corridori professionisti, ma non vale più per il campionato mondiale, che da allora si disputa per tutte le categorie anche negli anni olimpici.

Dal 1994 alla tradizionale prova in linea è stata aggiunta anche la prova a cronometro individuale, mentre è stata abolita la cronometro a squadre (introdotta nuovamente nel 2012, nel discutibile formato di cronosquadre per club). Le due prove assegnano due titoli mondiali separati . Inoltre, in campo maschile, è stata abolita la suddivisione tra professionisti e dilettanti, sostituendola con le due categorie Élite (senza limite di età) e Under 23. Le stesse categorie si applicano da allora anche nel settore femminile.

Dal 1997 sono state aggiunte anche le categorie juniores, maschile e femminile (riservate ai corridori di età inferiore ai 19 anni): le prove di queste categorie si sono disputate nella stessa settimana (la cronometro il martedì, la prova in linea il venerdì) e nella stessa sede delle altre. Dopo una pausa di cinque edizioni, fra il 2005 ed il 2010, in cui le prove juniores si sono disputate in sedi separate, dal 2011, in Danimarca a Copenaghen, il format è tornato alla interessante concomitanza che unisce le giovani speranze ai ciclisti più affermati.

I RECORD

Nella prova in linea, il record di vittorie tra i Professionisti/Élite è condiviso dall’italiano Alfredo Binda (1927, 1930 e 1932), dai belgi Rik Van Steenbergen ed Eddy Merckx, dallo spagnolo Óscar Freire e dallo slovacco Peter Sagan, che vantano tre vittorie ciascuno.

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Binda in maglia iridata in una copertina dell’epoca

Sagan ha conquistato le sue vittorie in tre edizioni consecutive, unico ciclista nella storia a riuscirci. Merckx ha inoltre vinto un titolo tra i dilettanti, portando il totale a quattro (record assoluto tra gli uomini). Tra i dilettanti Giuseppe Martano ed il tedesco orientale Gustav-Adolf Schur condividono il record, avendo conquistato entrambi due vittorie. Oltre al già citato Merckx, il belga Jean Aerts, lo svizzero Hans Knecht e l’olandese Hennie Kuiper – quest’ultimo quale campione olimpico di Monaco 1972 – hanno vinto il titolo sia tra i professionisti che tra i dilettanti. Tra le donne, la francese Jeannie Longo ha vinto il titolo per ben cinque volte.

Nella prova a cronometro, il primato è detenuto dallo svizzero Fabian Cancellara e dal tedesco Tony Martin con quattro vittorie ciascuno negli Élite uomini seguiti dall’australiano Michael Rogers a tre. Tra le donne, di nuovo la Longo detiene il record, con quattro vittorie.

Solo Abraham Olano ha vinto sia il mondiale in linea che quello a cronometro fra gli uomini Élite: nel 1995 si aggiudicò infatti la prova in linea, e nel 1998 quella a crono (nel ’98 vinse anche la Vuelta a España, ed in bacheca vanta anche un argento olimpico conquistato ad Atlanta ’96, nella specialità contro il tempo). Il russo Evgenij Petrov invece è l’unico ad aver vinto entrambe le prove (fra gli Under-23) nello stesso anno, a Plouay nel 2000. Petrov non riuscì però a replicare fra i professionisti i successi ottenuti fra gli U23 nel suo anno di grazia (nel 2000 vinse anche il campionato nazionale ed europea di categoria, entrambi a crono). E’ di queste ore la doppietta-record di del danese Mikkel Bjerg, fin ora l’unico capace di vince due volte il titolo mondiale a crono fra gli Under-23.

Jeannie Longo è inoltre l’atleta in assoluto, tra uomini e donne, che ha vinto più titoli mondiali sia nella prova in linea (cinque) che nella cronometro (quattro) e ovviamente anche in totale (nove). Ad essi si aggiungono inoltre i quattro titoli conquistati in pista (tre nell’inseguimento e uno nella corsa a punti) e il successo ai Giochi olimpici del 1996, per un totale complessivo di ben 14 vittorie. La Longo, classe 1958 ed in attività dal 1975 al 2013, meriterebbe un capitolo a parte, per cantarne adeguatamente le lodi ed i trionfi, e pure per approfondire le ombre che la circondano.

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Jeannie Longo sul podio nel 2011, vincitrice dei campionati nazionali a crono

Il belga Johan Museeuw è il solo ad avere vinto nello stesso anno (1996) il campionato mondiale (in linea) e la Coppa del mondo. Hanno vinto le due competizioni, ma non nello stesso anno, anche Maurizio Fondriest (’91 la Coppa e ’88 Mondiali), Gianni Bugno (’90 e ’91-’92) e Paolo Bettini (2002, ’03, ’04 e 2006-’07).

Il gotha del ciclismo leggendario e dei record è composto da 5 corridori, capaci di vincere tutte e 5 le Classiche Monumento, o tutti e 3 i Grandi Giri, ed aggiudicarsi anche i Mondiali: il trono in questa ristretta cerchia spetta di diritto a Eddy Merckx, vincitore di 5 Giri, 5 Tour, una Vuelta, 7 Sanremo, 2 Fiandre, 3 Roubaix, 5 Liegi-Bastogne-Liegi, 2 Lombardia e 3 Mondiali (a coronamento di 445 vittorie fra i professionisti). Altri due corridori belga hanno vinto tutte e 5 le Classiche Monumento ed i Mondiali: Rik Van Looy e Roger De Vlaeminck. Hanno invece vinto tutti e 3 i Grandi Giri ed i Mondiali il francese Bernard Hinault ed il nostro Felice Gimondi, vincitore del Tour de France nel 1965 (all’esordio, appena 23enne), del Giro nel ’67, ’69 e ’76, della Vuelta nel ’68 e dei Mondiali nel 1973. In carriera vinse anche una Sanremo (nel ’74, in maglia iridata), una Parigi-Roubaix (1966) e due Lombardia (1966 e 1973, anche questa volta in maglia iridata). Sono due gli atleti in attività che, avendo vinto tutti e tre i Grandi Giri, hanno la possibilità di entrare in questa ristretta cerchia: uno dei due, Chris Froome (che addirittura è riuscito a vincerli consecutivamente), non parteciperà al Mondiale di Innsbruck 2018.

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Gimondi taglia il traguardo di Via Roma a braccia alzate con la maglia arcobaleno: è sua la Milano-Sanremo del 1973

L’ITALIA

21 nazioni hanno ospitato finora (2018) i campionati mondiali di ciclismo su strada. L’Italia è il paese che ha organizzato il maggior numero di edizioni (12), seguono Belgio e Svizzera (9), Francia e Germania (8), Olanda e Spagna (7), Danimarca (5). Le località che hanno ospitato il maggior numero di edizioni dei mondiali sono Copenaghen (DEN) e Valkenburg (NED) con 5 edizioni, seguite dal Nürburgring (GER) con 3 edizioni.

Nella specialità a cronometro individuale introdotta nel 1994, l’Italia non ha mai brillato: zero vittorie e due secondi posti (Andrea Chiurato nel ’94 e Adriano Malori nel ’15).

Nella cronometro a squadre maschile, disputata (con qualche intervallo) fra il 1962 ed il 1994 sulla distanza fissa di 100km e riservata a quartetti di atleti dilettanti, gli azzurri hanno vinto sette volte (chiudendo altre 3 volte secondi e 4 volte terzi).

Dal 1927, sono state disputate 84 edizioni dei Mondiali di ciclismo Élite maschili. 67 corridori diversi si sono aggiudicati la maglia iridata di campione del mondo, appartenenti a 15 nazionalità diverse: Belgio 26, Italia 19, Francia 8, Olanda 7, Spagna 5, Stati Uniti, Slovacchia, Gran Bretagna e Svizzera 3, Australia, Germania, Irlanda, Lettonia, Norvegia, Portogallo e Polonia 1.

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Il medagliere completo aggiornato all’edizione 2017 (élite maschile in linea)

Ecco in dettaglio le 19 vittorie azzurre:

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Fratelli d’Italia

Con 19 vittorie, 20 secondi e 16 terzi posti (55 podi totali), l’Italia è tradizionalmente fra le squadra da battere ai Mondiali. Siamo infatti primi per podi totali e secondi dietro al Belgio per vittorie (26 a 19, non li riprenderemo tanto presto – 55 a 49 per noi per quanto riguarda i podi però). Le altre Nazioni inseguono con distacco notevole. Il decennio più vincente è quello appena trascorso: abbiamo infatti raccolto ben 4 vittorie fra il 2000 ed il 2009, tutte sotto la guida del compianto CT Franco Ballerini. Altri decenni gloriosi sono i ’30, i ’70 e gli ’80 con 3 vittorie. Nelle 24 edizioni fra il 1968 ed il 1992, l’Italia ha vinto ben 9 Mondiali (37,5% delle volte). Nello stesso periodo, solo 5 volte si conclusero i Mondiali senza [almeno] un italiano sul podio.

Non sono mancati però periodi “di magra”: il record negativo va dal 1932 (vittoria di Binda) al 1953 (vittoria di Coppi): 21 anni senza vittorie – certo, va considerata la Seconda Guerra Mondiale, in mezzo a quel periodo. Altri periodi senza vittorie sono stati i decenni ’58-’68 e ’92-’02 e… quello attualmente in corso – che a differenza dei due precedenti, non è nemmeno stato addolcito da podi. Dalla doppietta Ballan-Cunego di Varese 2008 infatti, solo delusioni ai Campionati Mondiali per gli azzurri e per i tifosi a casa. Domenica 30 settembre ’18, questa striscia negativa potrebbe diventare la seconda più lunga della storia… o no.

Le 19 vittorie italiane sono frutto delle prestazioni mondiali di 15 corridori: detentore del record (come detto, anche a livello internazionale) è Alfredo Binda con 3 vittorie. Con due titoli invece, Gianni Bugno ed il grillo Paolo Bettini. Curiosamente, tutti e tre hanno vinto 2 titoli consecutivamente. Ancor più curiosamente, tutti e 3 hanno vinto un Mondiale in Germania (..!) – Bugno e Bettini addirittura nella stessa città (Stoccarda, 1991 e 2007..!!!).

Chiudo con i video 3 vittorie iconiche fra le 19 dell’Italia: Felice Gimondi a Barcellona ’73 che riesce a battere la tenaglia belga, la celeberrima fucilata di Goodwood ’82 di Beppe Saronni e… BBAAAAALLLLAAAAANNNNNN!!!

Se invece vuoi saperne di più dei Mondiali di Innsbruck che si correranno domenica, clicca —> QUI <—

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