Innsbruck – Campionati del mondo di ciclismo su strada 2018

Domenica 30 settembre si correrà l’85esima edizione dei Campionati del mondo di ciclismo su strada, ad Innsbruck, Austria. L’attesa per la gara degli uomini élite è alle stelle, il percorso si preannuncia durissimo e il livello dei partecipanti è altissimo, tanto che la vittoria, che potrebbe sembrare un affare riservato a pochi, è a conti fatti una questione aperta fra numerosi partecipanti. Senza perdere altro tempo in preamboli, passiamo ad un’analisi dettagliata.

IL PERCORSO

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Innsbruck ’18: 259.4 km, dislivello 4670 metri

Nel caso dei professionisti, la distanza totale sarà di 258.5 km (distanza totale, distanza di gara 252.9km dettagli qui), con un dislivello di circa 4670 metri. Dopo un tratto in linea di 84.7 km (che già comprende la salita di Gnadenwald – presente anche nella gara a crono, è una salita di 4.9 km al 7.1% medio e picco massimo del 14%), comincia l’anello da ripetere per sei volte, caratterizzato dall’ascesa di Igls (8 km al 5.7%). Ma non è ancora finita: dopo il sesto passaggio, bisogna ancora percorrere un ulteriore giro comprendente la salita di Igls ed anche lo strappo di Grammart, 2.8 km all’11.4% di pendenza media e punte da brividi fino al 27%. La vetta del Grammart è a soli otto chilometri all’arrivo, quasi tutti in discesa.

Per dare un’idea della durezza del percorso, la Liegi-Bastogne-Liegi quest’anno (su un percorso di lunghezza uguale, 258,5 km) aveva un dislivello totale di circa 4000m, la tappa del Giro ’18 del Colle delle Finestre 2656m, quella del Monte Zoncolan 3567m (su chilometraggi più brevi).

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Il dettaglio delle salite del percorso: in alto a sinistra, l’anello da ripetere 6 volte. In alto a destra, l’ultimo giro. Sotto, a sinistra la salita di Igls e a destra l’ultimo, velenoso, strappo di Grammart.

Le previsioni del meteo sono al momento (mentre scrivo, mercoledì mattina) positive e prevedono per domenica tempo soleggiato e temperature intorno ai 20 gradi.

Da agosto, è online il “circuito corto” Zwift: dato che misura più di 20km, un video durerebbe più di mezz’ora. Verrà dedicato un aggiornamento solo a Zwift (vera droga) in futuro, e al posto del video aggiungo due link che illustrano nei minimi dettagli il la parte centrale del percorso:

mappa interattiva 3Dhttps://veloviewer.com/segments/18397725?referrer=Embed_zwiftinsider.com

segmento Stravahttps://www.strava.com/segments/18397725

I FAVORITI

Chi sarà in grado di aggiudicarsi la maglia iridata, domenica 30? Il regno di Peter Sagan, che dura ormai dal 2015, sembra destinato a interrompersi, per l’estrema durezza del percorso: i bookmakers lo danno per lo più a 40 (quota minima 25) – come a dire “molto difficile”, visto che la parola “impossibile” non rientra nel vocabolario del corridore slovacco.

Ci sono diverse strade per arrivare a formulare un pronostico: si possono fare nomi secchi, si può dare un’occhiata alle rose delle nazionali e spulciare i nomi e le strategie, o si può cercare di proporre una lettura della gara in base al percorso ed ai partecipanti. Ambiziosamente, cerchiamo di fare tutte e tre le cose..!

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Il “borsino dei favoriti” è la via più breve per “farsi prendere in castagna”

Ecco il borsino dei favoriti, senza commenti, secco:

*** stelle: Alejandro Valverde, Julien Alaphilippe

** stelle: Roglič, Kwiatkowksi, S. Yates

* stella: Lopez, Moscon, Pinot, Poels

cani sciolti: Vincenzo Nibali, A. Yates, Rui Costa, Tom Dumoulin, Peter Sagan, Rigoberto Uran, Daniel Martin, Michael Woods, Tim Wellens, Romain Bardet, Nairo Quintana

E fanno 20 nomi, e non sono nemmeno tutti! La lista dei possibili pretendenti al titolo è ancora più lunga, “fare un nome” secco praticamente impossibile.

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Più sensato dare un’occhiata alle nazionali principali (quelle a cui spetta il compito di “fare la corsa”) e provare a darne una lettura tattica. Tutte le rose sono disponibili qui.

Francia (8) ✓
Julian Alaphilippe
Warren Barguil
Romain Bardet
Tony Gallopin
Alexandre Geniez
Rudy Molard
Thibaut Pinot
Anthony Roux

La Francia (che non vince un Mondiale dal 1997 con Laurent Brochard e non va a podio dal bronzo del 2005 con Geslin) ha tutte le carte in regola per essere protagonista. Può essere un problema l’abbondanza? Un quesito che si ripropone per diverse nazionali. Se correranno da squadra, con una rose di tale qualità a disposizione, possono centrare la vittoria: hanno uomini da “sacrificare” nella “fuga del mattino” e altri che possono contrattaccare, ed altri ancora che possono aspettare l’ultimo momento. Difficilmente si arriverà alla fine della corsa senza un francese nel gruppo dei primi.

Spagna (8) ✓
Jonathan Castroviejo
David De La Cruz
Omar Fraile
Jesus Herrada
Ion Izagirre
Enric Mas
Mikel Nieve
Alejandro Valverde

Uno per tutti, tutti per uno? La Spagna ha il favorito della vigilia: Alejandro Valverde. Il murciano classe 1980 in carriera ha vinto cinque edizioni (record) della Freccia Vallone (nel 2006, 2014, 2015, 2016 e 2017) e quattro della Liegi-Bastogne-Liegi (nel 2006, 2008, 2015 e 2017), oltre ad una tappa al Giro d’Italia, quattro al Tour de France e undici alla Vuelta a España, giungendo sul podio di tutti e tre i Grandi Giri,e vincendo la Vuelta a España 2009. È inoltre il ciclista che è salito più volte (6) sul podio della prova in linea dei campionati del mondo, pur senza aver mai vinto, con due secondi (nel 2003 e 2005) e quattro terzi posti (nel 2006, 2012, 2013 e 2014). Si è anche aggiudicato per ben quattro volte la classifica finale dell’UCI ProTour/World Tour (nel 2006, 2008, 2014 e 2015). Il percorso gli si addice, la forma (nonostante un brutto crack sul finire della Vuelta) sembra sostenerlo. Avrà gli occhi di tutti addosso. Attenzione: la Spagna, se correrà da squadra vera (storicamente, gli spagnoli non ci riescono), potrebbe fare un trappolone stile Italia a Varese 2008: tutti a guardare Bettini e gli altri (Cunego, Rebellin e Ballan) liberi di scappare. Sapranno (vorranno?) riproporre la stessa perla tattica?

Colombia (8) ✓
Winner Anacona
Rodrigo Contreras
Miguel Ángel López
Sebastian Henao
Sergio Henao
Daniel Martinez
Nairo Quintana
Rigoberto Uran

Sono fortissimi, saranno coesi? Lopez, Quintana, Uran e Sergio Henao sono un poker d’assi che con un dislivello del genere possono fare davvero male. Manca “l’uomo da classiche” e lo spirito di squadra è tutto da provare: sulla carta però, hanno la squadra più forte “in montagna”, possono sia provare a tenere la corsa chiusa che cercare di infilare un uomo forte in ogni azione. Nairo Quintana sarà il capitano?

Paesi Bassi (8) ✓
Tom Dumoulin
Wilco Kelderman
Steven Kruijswijk
Bauke Mollema
Sam Oomen
Wout Poels
Antwan Tolhoek
Pieter Weening

La “montagna” più alta d’Olanda è il Vaalserberg, che svetta a 322,7 m sul livello del mare. Con questa premessa, sembra impossibile che l’Olanda riesca a schierare una nazionale composta da scalatori così forti. Hanno Mollema per le fughe da lontano (specialista nel centrarle e non vincere…), Kruijswijk o Kelderman per coprire i contrattacchi e Poels per cercare la vittoria all’ultimo attacco. E occhio a Tom Dumoulin…

Belgio (8) ✓
Tiesj Benoot
Laurens de Plus
Ben Hermans
Xandro Meurisse
Serge Pauwels
Dylan Teuns
Greg Van Avermaet
Tim Wellens

Il Belgio potrebbe soffrire il grande dislivello della gara. Non hanno in squadra infatti nessuno scalatore puro, ma uomini duri che possono resistere se il gruppo deciderà di far fare la selezione al percorso, cioè senza forzare e fare la corsa dura. Non partono con i favori del pronostico, ma vanno tenuti in considerazione. Partisse Benoot o Wellens in un gruppetto ben assortito, possono fare davvero male.

ed infine…

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Italia (8) ✓
Gianluca Brambilla
Damiano Caruso
Dario Cataldo
Alessandro De Marchi
Gianni Moscon
Vincenzo Nibali
Franco Pellizotti
Domenico Pozzovivo

Bene ma non benissimo. La squadra è forte, ha gli uomini giusti al posto giusto e può contare su uno spirito di gruppo ben consolidato. Ci sono gregari forti in montagna, De Marchi per le fughe da lontano, Caruso per eventuali contrattacchi sempre da lontano, e uomini che possono fare la differenza negli ultimi giri e fino all’ultimo metro di gara. Certo, l’incidente di Nibali al Tour de France ha reso l’avvicinamento alla gara molto difficile, ma allo stesso tempo lo libera da ogni aspettativa. I riflettori sono su Gianni “Why always me” Moscon, che ha mostrato (in corse minori) un ottimo stato di forma dopo lo stop per squalifica “disciplinare” subita al Tour. Abbiamo le carte in regola per fare una bella corsa, ma allo stesso tempo non abbiamo il ruolo di favoriti della vigilia.

***

Proviamo a dare una lettura tattica della gara: cosa possiamo aspettarci dai Mondiali di Innsbruck?

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Con quasi 260km di gara, il gruppo lascerà partire quasi sicuramente una fuga da lontanissimo. Saranno numerose le squadre (Italia inclusa) interessate ad inserire un uomo in questa fuga, per non avere l’onere tirare il gruppo nell’inseguimento. I tentativi si susseguiranno a ripetizione, col gruppo pronto a richiudere nel caso la composizione della fuga non soddisfi la maggioranza delle squadre. Quindi prime ore di corsa a tutta e media molto elevata. Il Gnadenwald sarà lo spartiacque della prima parte di gara: se una fuga non sarà ancora riuscita a prendere il largo, partirà su questa salita. Il nostro uomo di riferimento in questa fase di corse è De Marchi, specialista nel centrare la fuga giusta.

Si entra poi nel “circuito corto” da ripetere 6 volte: qui la corsa farà la sua selezione naturale. La salita di Igls è ben 8km (6%) e si farà sentire (eccome!) nelle gambe dei corridori. Se si farà “la corsa dura”, il gruppo riprenderà la fuga del mattino già al quarto giro. Questo aprirebbe scenari imprevedibili: a quel punto, un gruppo di contrattaccanti agguerriti e pronti a collaborare che riuscisse a partire sul penultimo passaggio sull’Igls può arrivare al traguardo. Sarà fondamentale infilarsi in un’azione del genere!

Se il gruppo dovesse decidere di “lasciar andare” la fuga, e di aspettare che sia il percorso a fare la sua selezione naturale, ci possiamo aspettare che i fuggitivi vengano ripresi nel corso del sesto giro, probabilmente in vista o durante la penultima ascesa dell’Igls.

A quel punto, il peloton sarà come una bestia feroce, con le squadre dei favoriti a tenere il ritmo altissimo per provare a tenere chiusa la corsa in vista dell’ultima micidiale salita e dell’attacco dei propri capitani: ci riusciranno?

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No, non ci riusciranno. Un gruppo di scalatori meno “scattisti” prenderà l’ultima ascesa dell’Igls a tutta, e riuscirà a fare il vuoto. Dietro, fra indecisioni e interessi incrociati, e la discesa seguita da un breve tratto in piano (3 kilometri o anche meno), non riusciranno a chiudere in tempo e rimarranno tagliati fuori. I 4-5 attaccanti si troveranno di fronte il muro finale:

Qui, chi ne avrà ancora proverà il tutto per tutto. Saranno 3 kilometri di apnea, seguiti da una discesaa tomba aperta“, e poi dalla fine della discesa al traguardo sono solo due kilometri, anche meno. Il mio pronostico: “solo victory!” e volata ristretta a contendersi le altre piazze sul podio.

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