Storie di una fotografia

L’altro giorno, fra le notizie di ciclismo che affollano la timeline dei miei account sui vari social media, una fotografia ha catturato la mia immaginazione:

Mark Cavendish indossa l’uniforme storica della Molteni

Una bella fotografia, evocativa di un ciclismo epico fatto dalle gesta eroiche di ciclisti ammantati da un’aura di mitologia.

Mark Cavendish riesce a far rivivere lo spirito del ciclismo di quei tempi, posando per questo flashback in maniera composta e tranquilla ma allo stesso tempo decisa e grintosa.

Ed ho cominciato a pensare…

Coi colori della Molteni, Eddy Merckx si aggiudico’ 4 edizioni della Milano-Sanremo su 7 vittorie in totale in questa classica

La Molteni, attiva tra dal 1958 al 1976, e’ stata una delle squadre piu’ vincenti nel ciclismo su strada. Fondata da Pietro Molteni, e poi sotto la guida del figlio Ambrogio, fu tra le più celebri degli anni sessanta e settanta. Lo sponsor principale era l’omonima azienda di prodotti alimentari con sede ad Arcore.

Il sodalizio vinse complessivamente 663 competizioni: 208 in Italia e 455 all’estero. Con la sua maglia camoscio-blu gareggiarono 77 ciclisti italiani e 47 stranieri (37 belgi, 3 tedeschi, 3 olandesi, 3 svizzeri ed un lussemburghese), il più famoso dei quali è Eddy Merckx, che in sette stagioni, dal 1971 al 1976, portò alla vittoria la squadra per ben 246 volte, mettendo inoltre a referto il Record dell’ora del 1972; oltre al “Cannibale” corsero per la Molteni anche altri ciclisti di caratura eccezionale, fra i quali Gianni Motta, Rudi Altig, Michele Dancelli, Marino Basso, Davide Boifava, Joseph Bruyère e Roger Swerts.

Nel ciclismo esiste un anno domini – un evento che spacca in due la sequenza temporale degli eventi. L’avvento di Eddy Merckx ha segnato un’era anche nella storia della Molteni stessa, avendo corso per quei colori fra il 1971 ed il 1976.

La squadra, pur mantenendo la matrice italiana, venne addirittura registrata con licenza belga in quegli anni, e correva su biciclette marchiate “Eddy Merckx” sebbene venissero fornite da grandissimi costruttori italiani (Masi, Colnago, De Rosa).

D’altronde, il bottino di vittorie garantito annualmente dal piu’ grande ciclista di tutti i tempi giustificano qualsiasi forzatura contrattuale. Limitandosi ai grandi giri e alle classiche monumento, ecco di seguito (in corsivo, quelle prima dell’era Merckx) le vittorie della compagine brianzola:

Palmarès

Giro d’Italia

Partecipazioni: 18 (1958, 1959, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964, 1965, 1966, 1967, 1968, 1969, 1970, 1971, 1972, 1973, 1974, 1976)

Vittorie di tappa: 57

1959 (Rolf Graf)

1961 (Pietro Chiodini, Adriano Zamboni)

1962 (Armando Pellegrini)

1963 (2 Guido Carlesi, Pierino Baffi)

1964 (Michele Dancelli, Gianni Motta)

1965 (2 Michele Dancelli, René Binggeli)

1966 (2 Altig, 2 Motta, Dancelli, Scandelli)

1967 (2 Rudi Altig)

1968 (Motta, Tosello, Basso, Bodrero)

1969 (4 Basso, Polidori, Boifava, Dancelli)

1970 (4 Michele Dancelli, 2 Marino Basso)

1971 (3 Basso, Tosello, Tumellero, Santambrogio)

1972 (4 Eddy Merckx, Roger Swerts)

1973 (Eddy Merckx e Roger Swerts, 5 Merckx)

1974 (2 Eddy Merckx)

1976 (Joseph Bruyère)

Vittorie finali: 4

1966 (Gianni Motta)

1972 (Eddy Merckx)

1973 (Eddy Merckx)

1974 (Eddy Merckx)

Altre classifiche: 4

1966 Punti (Gianni Motta)

1970 Scalatori (Martin Vandenbossche)

1971 Punti (Marino Basso)

1973 Punti (Eddy Merckx)

Tour de France

Partecipazioni: 8 (1965, 1966, 1969, 1970, 1971, 1972, 1974, 1975)

Vittorie di tappa: 37

1965 (Adriano Durante, Giuseppe Fezzardi)

1966 (3 Rudi Altig, Tommaso De Prà)

1969 (Marino Basso, Michele Dancelli)

1970 (3 Marino Basso)

1971 (4 Merckx, Wagtmans, Van Springel)

1972 (6 Merckx, Huysmans, Bruyère)

1974 (8 Eddy Merckx, Joseph Spruyt)

1975 (2 Eddy Merckx, Karel Rottiers)

Vittorie finali: 3

1971 (Eddy Merckx)

1972 (Eddy Merckx)

1974 (Eddy Merckx)

Altre classifiche: 4

1971 Punti (Eddy Merckx)

1972 Punti (Eddy Merckx)

1974 Combattività (Eddy Merckx)

1975 Combattività (Eddy Merckx)

Vuelta a España

Partecipazioni: 1 (1973)

Vittorie di tappa: 8

1973 (6 Merckx, Deschoenmaecker, Swerts)

Vittorie finali: 1

1973 (Eddy Merckx)

Altre classifiche: 2

1973 Punti (Eddy Merckx)

1973 Combinata (Eddy Merckx)

Classiche monumento

Giro di Lombardia: 3

1964 (Gianni Motta); 1971, 1972 (Eddy Merckx)

Milano-Sanremo: 5

1970 (Michele Dancelli); 1971, 1972, 1975, 1976 (Eddy Merckx)

Liège-Bastogne-Liège: 5

1971, 1972, 1973, 1975 (Eddy Merckx); 1976 (Joseph Bruyère)

Parigi-Roubaix: 1

1973 (Eddy Merckx)

Giro delle Fiandre: 1

1975 (Eddy Merckx)

Campionati Nazionali

Campionati belgi: 2

In linea: 1971 (Herman Van Springel)

interclubs: 1972 (Herman Van Springel)

Campionati tedeschi: 1

In linea: 1959 (Hans Junkermann)

Campionati italiani: 5

In linea: 1964 (De Rosso); 1965, 1966 (Dancelli); 1967 (Balmamion)

Campionati lussemburghesi: 3

In linea: 1968, 1969, 1970 (Edy Schütz)

Campionati svizzeri: 2

In linea: 1959, 1962 (Rolf Graf)

Pista

Record dell’Ora: 1 (Eddy Merckx, 1972)

Campionati belgi: 7

Omnium: 1971 (Georges Barras); 1974, 1975, 1976 (Eddy Merckx)

Madison: 1974, 1975, 1976 (Eddy Merckx)

Campionati italiani: 1

Inseguimento: 1969 (Davide Boifava)

Campionati tedeschi: 2

Inseguimento: 1958 (Hans Junkermann)

Madison: 1959 (Klaus Bugdahl)

Città del Messico, 25 ottobre 1972: con 49,431 km Eddy Merckx stabilisce il Record dell’Ora

Dopo la stagione 1976 (quando un Merckx ormai crepuscolare lasciava la Molteni per godersi ancora 2 stagioni di “pensionamento attivo“) la squadra cesso’ di esistere, a causa dei bilanci aziendali non più rosei come un tempo, poi deterioratisi fino al fallimento della ditta.

I colori camoscio-blu sono tornati alle competizioni eccezionalmente nell’autunno dello scorso anno: nell’arena del VeloPark di Londra, in occasione della “Six Days” di ciclismo su pista, Mario Molteni (figlio di Ambrogio e nipote del fondatore Pietro) ha annunciato la nascita della Fondazione Ambrogio Molteni con lo scopo di portare un aiuto concreto ad ex-professionisti del ciclismo mondiale caduti in difficoltà perché caduti in indigenza o rimasti vittime di infortuni invalidanti o per altre diverse vicissitudini. La Fondazione assisterà anche casi di giovani talenti il cui cammino verso il successo nel ciclismo professionistico è stato compromesso da gravi incidenti.

Questa e’ l’occasione in cui e’ stata scattata la fotografia di Mark Cavendish con la maglia storica della Molteni, una vera icona del ciclismo fatta rivivere dalla Santini (link), che spesso si fa trovare pronta a cavalcare l’onda della nostalgia (hanno gia’ riproposto il completino della Mapei, per esempio) .

Mario Molteni e Mark Cavendish con la maglia Molteni alla Sei Giorni di Londra

Anche il mannese fa parte di degli eroi epici del ciclismo. Un vero duro, un combattente della bicicletta, pronto a dare battaglia fino all’ultimo centimetro prima del traguardo, impavido e pronto a buttarsi a testa bassa in ogni battaglia ed a lottare anima e corpo per un bacio della dea Vittoria.

Copenhagen. 25 settembre 2011: battendo Goss e Greipel, Mark Cavendish si laurea campione del mondo

Cavendish e’ nato sull’Isola di Man, a Douglas (Doolish in Manx, lingua dell’isola, 27mila abitanti, capitale della dipendeza auto-governata della Corona Britannica) comincio’ sin dall’infanzia a prendere parte a competizioni in bicicletta, cominciando con la BMX per poi passare alla mountain bike intorno all’adolescenza.

Dal 2003 e’ nel giro della British Cycling’s Olympic Academy. Come membro dell’accademia, comincio’ a correre nella categoria juniores ed allo stesso tempo in pista.

Proprio su pista, Mark Cavendish conquista le sue prime vittorie di prestigio: nel 2005 si aggiudica il titolo mondiale nella specialita’ del madison. Mark sostituiva, in quei mondiali di Los Angeles, un suo celebre collega: il titolare nella coppia per il madison infatti era Geraint Thomas, che pero’ non aveva potuto partecipare a causa delle conseguenze di una caduta nelle settimane precedenti all’evento.

Passo’ professionista sempre nel 2005, con il Team Sparkasse, vivaio del team T-Mobile. Nel 2006 corse per la stessa squadra, sempre alternando pista e strada, e completando anche uno stage con la T-Mobile, team a cui passera’ definitivamente la stagione successiva.

Il salto di qualita’ definitivo arrivo’ nel 2007, che viene comunemente considerata la “stagione d’esordio” di Cavendish nel ciclismo che conta. Una stagione coi fiocchi, coronata da 11 vittorie (fra cui 3 in gare ProTour) – record per la stagione d’esordio, condiviso con Alessandro Petacchi. Eddy Merckx, per fare un nome, si fermo’ a 9. Fra le vittorie, spicca quella nello Scheldeprijs (che poi vincera’ altre due volte, nel 2008 e ’11).

Dal 2008 al 2013, viviamo i 6 anni dell’era Cannon-Ball, il velocista capace di dominare ogni volata, il terrore degli ultimi 200 metri di gara.

top 5

In carriera, e’ arrivato a vincere 15 tappe al Giro d’Italia, addirittura 30 al Tour (secondo di tutti i tempi, dietro a Merckx che ha 34 vittorie), ha vinto la classifica a punti in tutti e 3 i Grandi Giri (Vuelta inclusa, dove ha vinto 3 tappe). Inoltre ha anche vinto, come detto, i Mondiali nel 2011 e la Milano-Sanremo nel 2009 – con una rimonta spettacolare e mozzafiato negli ultimi 120 metri di gara. 146 vittorie totali in carriera (56 nelle categorie ProTour e WorldTour), nono di tutti i tempi in questa classifica:

  1. Eddy Merckx 250 vittorie
  2. Mario Cipollini 169 vittorie
  3. Erik Zabel 164 vittorie
  4. Rick Van Looy 161 vittorie
  5. Alessandro Petacchi 161 vittorie
  6. Sean Kelly 156 vittorie
  7. Freddy Maertens 155 vittorie
  8. Roger De Vlaeminck 148 vittorie
  9. Mark Cavendish 146 vittorie
  10. André Greipel 146 vittorie
  11. Giuseppe Saronni 145 vittorie
  12. Bernard Hinault 138 vittorie
  13. Francesco Moser 129 vittorie
  14. Laurent Jalabert 128 vittorie
  15. Miguel Poblet 125 vittorie
  16. Tom Boonen 122 vittorie
  17. Alejandro Valverde 122 vittorie 
  18. Robbie McEwen 119 vittorie
  19. Peter Sagan 112 vittorie

Oggi, Mark Cavendish affronta la sua tredicesima stagione da professionista, ed il 21 maggio compira’ 34 anni. Le sue ultime stagioni (2017 e ’18) sono state molto deludenti, per una combinazione di sfortuna, malattia e brutte cadute. La sua carriera, dal 2014 in poi, sembra aver imboccato una parabola discendente – comunque riuscendo ad essere protagonista con alcuni “ritorni di fiamma”, sia su strada che su pista.

Sono passate le stagioni in cui il ragazzo-missile riusciva a vincere tappe al Tour ed al Giro a quattro alla volta – ma certamente non si puo’ pensare che Mark abbia perso il killer instinct. Puo’ correre ancora un paio di stagioni, cercando l’ultimo bacio della dea Vittoria in una classica minore o in qualche corsa a tappe – o magari un ultimo tango a Parigi, cercando di avvicinarsi al record di vittorie al Tour per ora saldamente nelle mani di Eddy Merckx, avvolto nei colori del Gruppo Sportivo Molteni, e chissa’… a superarlo.

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